Catania, Lodi e fischi

Catania, Lodi e fischi

a.cig.) E’ sempre tutto relativo. In confronto alla Pro Piacenza scesa in campo oggi a Cuneo, la Paganese, in effetti, è una corazzata. Il 20-0 che matura allo stadio Fratelli Paschiero tra i padroni di casa e una squadra presentatasi con soli otto elementi, sette giovanissimi e il massaggiatore, pur di non perdere la quarta gara a tavolino evitando così l’esclusione dal torneo è uno scempio che fa a pezzi la già malandata credibilità del campionato di Serie C di quest’anno.

Quello del Massimino, paragonato alla vergogna di cui sopra, è un partitone da Champions League. Poi, però, basta guardare la graduatoria del girone C per ricordarsi come l’avversario di turno degli etnei sia ultimo per distacco, abbia raggranellato appena 9 punti in 24 partite e vanti – si fa per dire – la peggiore difesa di tutta la terza serie, peggiore persino dell’ormai radiato Matera che in più occasioni aveva giocato con i ragazzini in stile Pro Piacenza.

Ecco perché il 2-1 ai campani se può andare bene per la classifica non può lasciare soddisfatti sotto altri aspetti. Tenere aperta sino allo scadere una partita come questa, contro un avversario palesemente inferiore, è un rischio che non andrebbe corso. Di facile non c’è mai nulla – come testimonia, nello specifico, la vittoria di misura della capolista Juve Stabia, qualche settimana fa, contro gli azzurrostellati con il portiere Branduani migliore in campo – ma qualcosa di più e di meglio si poteva fare.

Il Catania, in questo senso, continua a scontare due problemi. Il primo è il periodo di scarsa brillantezza in fase realizzativa. Ancora una volta gli etnei sbagliano troppo sotto porta peccando di lucidità e cattiveria. Nessuna delle tre punte offre una prestazione soddisfacente accusando la fatica per il terzo impegno in otto giorni (Marotta) o denunciando scarsa precisione (Curiale, che non è neppure fortunato, e il subentrato Di Piazza).

A ciò si aggiunga la difficoltà a cambiare passo e quindi a imprimere ritmo alla manovra nei momenti in cui c’è da mettere l’avversario alle strette. Cosa che, tra l’altro, con la modesta Paganese funzionerebbe pure, visti i chiari limiti tecnici di una formazione che ha vinto solo una partita da inizio campionato.

Non a caso risulta prezioso il contributo di Manneh, beneficiario del ritorno al 4-3-3 e autore degli strappi più interessanti. Il gambiano è ancora arruffone quando si tratta di finalizzare, ma la sua velocità e i suoi spunti, in attesa di Sarno, fanno senz’altro comodo in una sfida come questa, contro un avversario che, perso in extremis anche il suo elemento più tecnico (Scarpa, bloccato da problemi alla schiena), si arrocca in 3-5-2 assai prudente con due cursori che restano bassi e due attaccanti che hanno nella struttura fisica la loro dote principale.

Rispolverato il tridente, Sottil, dal canto suo, inserisce Angiulli a centrocampo e preferisce Curiale a Di Piazza nel ballottaggio per la maglia di centravanti. Lodi arretra sulla linea mediana muovendosi da mezzala con la consueta licenza di svariare in cerca di spazi e palloni giocabili mentre Biagianti si piazza davanti alla difesa.

Il primo tiro del Catania verso la porta avversaria arriva dopo soli due minuti: il destro dalla distanza di Marotta non è granché e viene neutralizzato da Santopadre, ma sembra il prologo di una sfida monotematica, nella quale lo zero a zero non dovrebbe resistere molto.

In effetti il gol arriva presto, ma è della Paganese. E’ il 7’ quando una ben calibrata punizione a giro di Capece batte Pisseri e vale in vantaggio ospite. Il Catania ci mette un paio di minuti a ristabilire la parità: Santopadre sfodera subito una prodezza su Curiale, che da pochi passi non riesce a fare centro su traversone basso di Baraye, ma poco più tardi non è altrettanto reattivo sul sinistro dal limite di Biagianti.

Raddrizzata in fretta la situazione, gli etnei vanno a caccia del raddoppio ma peccano di efficacia. Santopadre se la cava su Manneh e Angiulli e vede Curiale non arrivare per un soffio su un paio di palloni pericolosi. In avvio di ripresa è invece Calapai a sfondare in progressione calciando però alto da buona posizione.

A risolvere la situazione è ancora il mancino di Ciccio Lodi, altro uomo della vecchia guardia come Biagianti: il regista – nonché capocannoniere (8 gol) – rossazzurro calibra un preciso sinistro dalla distanza sul quale Santopadre non arriva.

Trovato il vantaggio, la sfida andrebbe chiusa, ma il Catania, nonostante un paio di guizzi interessanti di Manneh, non riesce a regalarsi un finale di gara meno stressante perché Santopadre dice no al tentativo ravvicinato di Curiale e al pallonetto del nuovo entrato Di Piazza, ben liberato da Lodi. La Paganese resta così in partita sino alla fine pur non riuscendo ad andare oltre un colpo di testa a lato di Parigi su cross di Tazza.

Finisce 2-1, senza acuti, con qualche fischio dagli spalti e con tre punti in più che valgono due lunghezze guadagnate sulla capolista Juve Stabia, fermata sul pari a Monopoli, e tre sul Catanzaro, costretto al turno di riposo. Si doveva fare meglio, ma poteva andare peggio.

CATANIA-PAGANESE 2-1
Catania (4-3-3): Pisseri 5.5; Calapai 6 (41′ st Esposito sv), Aya 6, Silvestri 6, Baraye 6; Lodi 6.5, Biagianti 6.5, Angiulli 5.5 (11′ st Carriero 5.5); Manneh 6.5, Curiale 5 (25′ st Brodic 5.5), Marotta 5 (12′ st Di Piazza 5). In panchina: Pulidori, Marchese, Lovric, Valeau, Bucolo, Rizzo, Liguori. Allenatore: Sottil 6.
Paganese (3-5-2): Santopadre 6; Piana 6 (35′ st Tazza 6), Dellafiore 6, Acampora 5.5; Carotenuto 5.5, Capece 6.5, Navas 5.5 (35′ st Della Morte sv), Gaeta 6, Perri 6; Di Renzo 5 (30′ st Cappiello sv), Parigi 6. In panchina: Galli, Gargiulo, Della Corte, Nacci, Sapone, Gori. Allenatore: De Sanzo 6.
Arbitro: Curti di Milano 5.5.
Reti: 7′ pt Capece, 8′ pt Biagianti, 13′ st Lodi.
Note: spettatori 7083 (paganti 1.175, abbonati 6.908), incasso 10.011,20. Ammoniti: Capece, Manneh, Brodic. Angoli: 5-2. Recupero: 2′, 5′.

 

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