Catania, pari nel gelo

Catania, pari nel gelo

a.cig.) Un allenatore, non un taumaturgo. Cristiano Lucarelli lo aveva detto chiaro e tondo. Miracoli in 24 ore non se ne fanno e la bacchetta magica non è un attrezzo del (suo) mestiere. In appena un giorno e con un unico allenamento non puoi guarire una squadra malata. E il Catania, oggi, questo è.

Ancora sotto shock per il 5-0 di Vibo Valentia con conseguente esonero di Camplone, i rossazzurri non vanno oltre un pareggio, il primo di una stagione sin qui assai altalenante, contro il modesto Bisceglie. Non il modo migliore per dare il via al Lucarelli-bis, ma aspettarsi una svolta immediata era da ingenui o da inguaribili ottimisti.

Il Catania, acciuffato in extremis dopo avere fallito più volte il gol del raddoppio necessario per chiudere il match, avrebbe anche potuto vincere evitando così di interrompere un filotto casalingo sin qui immacolato. I tre punti sarebbero stati preziosi sul piano psicologico, ma non avrebbero cambiato lo stato dell’arte. Le lacune di organico, acuite dal perdurare dell’emergenza, e la mancanza di certezze, tattiche e psicologiche, restano i nodi da sciogliere prioritari nell’agenda dell’allenatore livornese.

Nel gelo di un Massimino semideserto, Lucarelli cambia molto affidandosi a un bel pezzo di vecchia guardia. Un po’ per scelta e un po’ per necessità, vista la lunga lista di indisponibili e acciaccati, arricchita in extremis da Pinto, febbricitante e rimasto a Torre del Grifo.

Nel 3-5-2 di partenza spuntano Biagianti e Marchese, entrambi al debutto stagionale dal 1’ in campionato: il primo gioca in difesa, quasi da regista arretrato (o da libero, se preferite) accanto ai marcatori Mbende e Silvestri; il secondo trova spazio come cursore di sinistra. Non basta: Lodi agisce da mezzala a centrocampo, dove il play è Welbeck, mentre Mazzarani si muove in appoggio a Di Piazza.

Scelte pensate per dare una mossa al Catania, che però scende in campo palesemente contratto. Difficile, del resto, aspettarsi qualcosa di diverso con una formazione inedita e per certi versi estemporanea, in cerca di identità e di riferimenti che al momento mancano.

In uno stadio in cui echeggia la dura contestazione della curva nord all’ad Lo Monaco e al patron Pulvirenti mentre nella curva sud, disertata dai club organizzati, troneggia uno striscione eloquente (“Sconoscete attaccamento e valori, meritate di rimanere soli. Indegni”), gli etnei stentano a carburare al cospetto di un avversario che si arrocca in un 3-5-2 incline a trasformarsi in fretta in 5-3-2.

Il giro palla è lento, l’attacco degli spazi episodico e oltre qualche verticalizzazione improvvisa per attivare la corsa di Di Piazza non si va. Per oltre mezz’ora l’unico tentativo concreto è di Mbende, che calcia alto di sinistro su una respinta corta della difesa ospite.

Le emozioni si concentrano nel quarto d’ora prima dell’intervallo. Il Catania si rende pericoloso con un colpo di testa di poco a lato di Rizzo su traversone di Mazzarani e soprattutto con la traversa colpita dallo stesso Mazzarani su sponda di Di Piazza con la complicità decisiva di un tocco del portiere Casadei (foto Galtieri, sotto).

Corso un serio rischio su un colpo di testa di Hristov, che sbuca sul secondo palo su una punizione di Zibert chiamando Furlan a un intervento non semplice, i padroni di casa passano su piazzato: corner dalla destra di Lodi e inzuccata vincente di Mbende.

Il più, in una gara come questa, dovrebbe essere fatto. Anche perché il Bisceglie ha limiti tecnici evidenti e poche idee. Costretti a venire avanti, gli ospiti concedono gli spazi che nel primo tempo mancavano. Il Catania, però, è tenero e ha il grave torto di non approfittarne.

Un paio di combinazioni tra Mazzarani e Di Piazza non vanno a buon fine per un soffio prima che Lucarelli provi la formula a due punte rimpiazzando Mazzarani con Curiale, il quale, dopo aver visto un prepotente affondo di Calapai concludersi con un destro sull’esterno della rete, butta via l’occasionissima per il 2-0 calciando a lato nel cuore dell’area su un pregevole assist di tacco di Di Piazza (foto Galtieri, sotto).

E così il pur mediocre Bisceglie resta in partita sino alla fine facendo correre più di un brivido a una difesa che continua a non offrire sensazione di solidità. Oltre alle proteste di Montero, ammonito per simulazione dopo essere caduto in area su una chiusura in scivolata di Biagianti, va segnalato uno spunto di Longo, lesto ad andare via di forza al capitano etneo ma impreciso al momento della conclusione.

Quando, a 3’ dallo scadere, Furlan devia in angolo con un provvidenziale intervento una conclusione di Ferrante da ottima posizione il peggio sembra passato. E invece deve ancora arrivare. Proprio allo scoccare dei novanta minuti è Ebagua, ex di turno in condizioni di forma apparentemente non straripanti, a fare centro di testa su un traversone da sinistra (foto Galtieri, sotto) vincendo il duello aereo con il nuovo entrato Saporetti, che inutilmente reclama per un fallo. Cinque minuti di recupero e arrivano i fischi. Tre dell’arbitro, molti di più dagli spalti.

CATANIA-BISCEGLIE 1-1
Catania (3-5-2): Furlan 6.5; Mbende 6.5, Biagianti 5.5, Silvestri 5.5; Calapai 6.5 (41′ st Biondi sv), Lodi 6 (36′ st Bucolo sv), Welbeck 6, Rizzo 6, Marchese 6 (41′ st Saporetti 5); Mazzarani 5.5 (17′ st Curiale 5), Di Piazza 5.5 (36′ st Catania sv). In panchina: Martinez, Noce, Barisic, Rossetti, Distefano. Allenatore: Lucarelli 6
Bisceglie (3-5-2): Casadei 6; Turi 6, Hristov 6.5, Piccinni 6; Mastrippolito 5.5 (1′ st Ferrante 6), Abonckelet 6, Zibert 6, Camporeale 5.5 (27′ st Ebagua 6.5), Tarantino 5.5 (17′ st Cardamone 6); Gatto sv (18′ pt Longo 6), Montero 5.5. In panchina: Borghetto, Murolo, Wilmots, Spedaliere, Dellino, Manicone. Allenatore: Pochesci 5.5
Arbitro: Longo di Paola 6.
Reti: 44′ pt Mbende, 45′ st Ebagua.
Note: spettatori 6.724 (5.685 abbonati, 1.039 paganti), incasso 7.800 euro. Ammonito Montero. Angoli 6-2. Recupero: 1′; 5′.

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