Lo Monaco si dimette

Lo Monaco si dimette

Conferenza stampa dell’amministratore delegato del Catania, Pietro Lo Monaco.

CONTI. “Sono andato via nel 2012 con la società in Serie A e senza un euro di debito. Quando sono tornato, dopo quattro anni di disfacimento totale, ho trovato un Catania azzerato. In un triennio, con le nostre sole forze, siamo passati da -15 milioni a -4 milioni, rappresentati per lo più da debiti con l’agenzia delle entrate dilazionati nel tempo. E’ stato ricostruito anche il settore giovanile, dotato di otto formazioni e 400 tesserati, 50/60 tecnici e altre 50 unità nell’ambito della prima squadra. Abbiamo dato in prestito quattro ragazzi a club di Serie A: operazioni che porteranno tra i 500 e i 600 mila euro nelle nostre casse. Torre del Grifo è un’eccellenza che dà da mangiare a 200 persone. Abbiamo delle difficoltà come tante aziende, qualche fornitore pena un po’ e a volte abbiamo dei ritardi in alcuni pagamenti ma andiamo avanti. Per fare la squadra abbiamo speso 3,5 milioni lordi, altri club hanno budget di ben altra portata. Da due mesi facciamo incassi da 8-10 mila euro, non bastano neppure a pagare l’organizzazione dell’evento. Abbiamo la nostra dignità e non meritiamo quel che sta accadendo. Chi auspica il fallimento si deve vergognare. Si fa opera di sciacallaggio”.

STEWARD E COMUNE. “La vicenda degli steward l’abbiamo subita. Tre giorni prima della gara con la Leonzio abbiamo ricevuto una lettera di dimissioni dall’incarico e ci siamo attivati per organizzarci diversamente. La partita contro la Casertana è stata ritenuta a rischio e quindi ci sono stati richiesti 105 addetti: abbiamo fatto l’impossibile contattando le strutture di sicurezza di Palermo, Trapani, Messina, Vibo Valentia, Reggio Calabria, Cosenza e Catanzaro ma i responsabili era impegnati altrimenti. Il comunicato del sindaco? Ci è sembrato inopportuno, però non abbiamo fatto polemica. Siamo disponibili a qualunque incontro con il Comune, che in questi tre anni da noi ha peraltro percepito sia il canone per la concessione dello stadio per ogni incontro ufficiale sia quello per la pubblicità in un impianto fatiscente”.

TIFOSI. “Chi diventa protagonista tramite il Catania per me non è un tifoso. E’ amore fare i cori “Speziale libero” per farci pagare ammende di 3-4 mila euro a partita? Le contestazioni sono cominciate quando ho parlato delle presenze a Gangi”.

DIMISSIONI. “Sono tornato qui non per interessi personali o professionali. L’unico obiettivo era salvare il Catania. Alla luce di quello che sta accadendo, questa è l’ultima conferenza stampa che faccio da direttore generale: mi dimetto dall’incarico. Sino a quando la proprietà non individuerà una persona che possa sostituirmi resterò a disposizione. Sono disposto a pagare lo stipendio a tutti i ‘giudici’ che sicuramente avranno la soluzione per salvare la società. Preferisco farmi da parte. Per quel che riguarda la carica di amministratore delegato il percorso è più lungo perché la procedura passa dal Cda, ma la mia decisione è quella di lasciare il Catania: è la cosa migliore, ci sono anche aspetti personali per i quali è preferibile così”.

PROPRIETA’. “Avevo le idee chiare su chi fosse stato il primo colpevole di tutto, lo ha ammesso pure il diretto interessato. Ho rivalutato Pulvirenti in questi tre anni, in lui ho rivisto il tifoso appassionato, ma non si può stare in paradiso a dispetto dei santi. Prima che succedano cose spiacevoli preferisco passare la mano. Oggi sarebbe delittuoso fare fallire il Calcio Catania, in un paio di anni il risanamento sarà completato. Non sono stato il primo a suggerire alla proprietà di prendere in considerazione proposte concrete. In questi anni, però, non c’è stato un solo individuo che si sia presentato a chiedere il Catania, tranne il signor Folliero. Chi vuole il Catania non ha che da fare un passo avanti, sicuramente troverà disponibilità dall’altra parte”.

ERRORI. “Sono stati compiuti errori tecnici, come non aver confermato Lucarelli, ma l’abbiamo sostituito con un signor allenatore. In questi anni per il 70% mi sono occupato di aspetti che non riguardavano il campo. Se tanti giocatori ora sono titolari in Serie B o fanno bene altrove ci sarà un motivo. Quest’anno volevo fare un repulisti generale, ma Camplone ha detto di no”.

GESTIONE. “In C produciamo più di altre società, tra abbonamenti, incassi, pubblicità e contributi Lega. Da oggi sino all’anno prossimo dobbiamo incassare circa 600 mila euro da precedenti movimenti della campagna trasferimenti, proventi sui quali in futuro non potremo però più contare. Inoltre vantiamo un credito accertato di oltre un milione nei confronti dell’agenzia delle entrate. I mezzi per concludere il campionato in modo decente ci sono. In futuro bisognerà vedere, non sono un mago. Quattro milioni a stagione il Catania li porta comunque a casa. Andare in B cambierebbe tutto”.

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