“Ripresa il 3 aprile? Troppo presto”

“Ripresa il 3 aprile? Troppo presto”

ROMA – Martedì la videoconferenza con la Uefa per mettere i primi paletti, in primis lo slittamento degli Europei, poi si vedrà se e come portare a termine i campionati. E non si può escludere nulla, nemmeno una stagione spalmata su due anni.

Alla vigilia dell’atteso confronto con i vertici di Nyon e tutte le altre federazioni del vecchio continente, Gabriele Gravina ribadisce che “il rinvio degli Europei è l’idea da seguire – le sue parole a ‘Radio Anch’io Sport’ su RadioUno – Domani chiederemo un atto di responsabilità da parte della Uefa e un contributo di tutte le Federazioni a un percorso che miri alla tutela della salute degli atleti e di tutti i nostri tifosi e di tutti i cittadini del mondo, perché è un problema che non riguarda solo l’Italia”.

Per gli Europei si è parlato di uno slittamento al 2021 o anche a novembre-dicembre di quest’anno “ma non ci sono state ipotesi in questo senso. Sono tutte idee, riflessioni che richiedono un momento di attenzione. Domani ci confronteremo, saremo tutti collegati e mi auguro che venga la decisione piu’ responsabile, anche se pensare oggi che ci sia una soluzione ideale è fuoriluogo”.

Un discorso simile vale anche per l’Italia e i suoi campionati. “In questo momento qualunque ipotesi sarebbe non fondata – la premessa di Gravina – Stiamo lavorando sugli auspici, sulla speranza. Pensare a un campionato che possa definirsi entro giugno, entro l’estate, è un auspicio che tutti si augurano ma oggi è davvero difficile ipotizzare. Stiamo lavorando, dobbiamo pensare che dopo questo tsunami la vita continua, dobbiamo riprendere le nostre attività, il calcio è un collante sociale a cui far ritorno nel più breve tempo possibile”.

“Stiamo navigando a vista in un clima di nebbia assoluta. Abbiamo i riferimenti dei decreti che ci portano al 3 aprile per la ripresa ma è una data troppo ravvicinata per pensare a una ripartenza immediata di tutte le attività, non solo sportiva, e per questo ho parlato dei primi di maggio anche se pure questa è una data di riferimento del tutto teorica ma dobbiamo darci dei riferimenti altrimenti rischiamo di ritrovarci impreparati”.

E se la data di ripresa è incerta, lo è anche la modalità. “Non posso escludere nulla. Dobbiamo cercare di programmare con l’idea più ottimista che è quella di portare i campionati a termine. Fra le diverse ipotesi ho preannunciato anche la possibilità di non assegnazione del titolo, di congelamento della graduatoria o del ricorso a play-off e play-out”. “Se non sarà possibile portare a termini i campionati, adotteremo altre decisioni – aggiunge Gravina – Non è escluso anche che il campionato di oggi possa essere bilanciato su due stagioni diverse. Capisco che c’è tanta curiorità, tanta attenzione nel voler definire nel miglior modo possibile i punti di caduta finali ma nessuno oggi e’ in grado di dire quale sara’ il nostro futuro, il nostro domani”.

Per Gravina, inoltre, quanto sta succedendo può anche rappresentare l’occasione di riflessione “per pensare a uniformarci, noi come Italia e come Europa, a un progetto unico di organizzazione dei campionati”, ma la speranza principale è che “questa pandemia possa lasciare un segno nel farci capire quanto sia importante il principio di unità, compattezza, solidarietà, fratellanza. Se domani o nei prossimi giorni, settimane il mondo del calcio a qualunque livello dovesse risvegliarsi ancora con l’idea di curare il proprio orticello o privilegiare una dimensione economica o degli interessi, avremmo dato un pessimo esempio, sarebbe da irresponsabili. Auspico che questa pandemia possa lasciare questa traccia positiva in ciascuno di noi”.

Infine, per quanto riguarda l’aspetto economico relativo alle conseguenze di questo lungo stop, “ho richiesto e mi auguro di poter ottenere il rinvio degli adempimenti fiscali ma chiederemo anche l’applicazione al mondo del calcio di altri strumenti già in atto – assicura Gravina – I ministri Gualtieri e Spadafora seguono con attenzione le nostre criticità ed esigenze. Ma dipende anche da noi. Il coronavirus ha colpito tutte le società di calcio sotto diversi punti di vista e dobbiamo puntare alla tenuta del sistema e possiamo farlo grazie alla collaborazione di tutti gli stakeholders, facendo appello al senso di responsabilità di calciatori, allenatori e di tutti coloro che possono dare una mano a rendere il nostro mondo più omogeno, più forte, per ripartire con grande spinta ed entusiasmo”.

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