Catania, anatomia di una crisi

Catania, anatomia di una crisi

Undici pagine firmate dai pubblici ministeri Fabio Regolo e Alessandra Tasciotti. Un documento che in un modo o nell’altro entrerà nella storia dei colori rossazzurri.

E’ la richiesta della Procura della Repubblica inviata alla sezione fallimentare del tribunale etneo con l’istanza di fallimento nei confronti del Calcio Catania Spa.

Il ricorso depositato in cancelleria il 14 maggio fotografa una situazione economica gravemente critica contestando numerose carenze alla società e ai suoi amministratori. Ecco quali.

In premessa, i magistrati spiegano come “si è avuta percezione dell’insolvenza nell’ambito dell’indagine svolta in relazione alla bancarotta della Meridi srl e più in generale del gruppo Pulvirenti e comunque attraverso la segnalazione del Giudice Civile”.

Dagli atti, secondo i rilievi dei pm, emerge che la “società è fortemente indebitata, ha uno squilibrio finanziario indotto da una struttura reddituale insufficiente che rende la società incapace di adempiere regolarmente alle proprie obbligazioni”. Inoltre “la società allo stato non risulta aver depositato alcuna pianificazione industriale strategica, alcun piano di ristrutturazione serio e credibile che consenta di prospettare un recupero di flussi finanziari“.

Il ricorso entra poi nel merito dei numeri ricordando come “nel bilancio al 30.06.2019 la società ha riportato una perdita 7,6 milioni tale da determinare la riduzione di oltre un terzo del capitale sociale per perdite”, e come “in relazione a tale bilancio d’esercizio la società di revisione ha espresso la dichiarazioni di impossibilità ad esprimere il giudizio sulla continuità aziendale, anche in conseguenza delle ulteriori perdite maturate nella situazione patrimoniale intermedia al 30.09.2019 per 1,6 milioni“.

La Procura ricorda che lo scorso 27 gennaio è stata adottata “una delibera di azzeramento del capitale sociale e sua ricostituzione mediante aumento di capitale sociale sino a 50 mila euro, tuttavia l’aumento di capitale non risulta essere stato sottoscritto nei termini fissati dalla delibera” e che “l’esame dei rapporti infragruppo mostra che solo gli apporti da parte dei soci Finaria e Meridi hanno consentito negli ultimi esercizi la tenuta patrimoniale della società” e che tali soci “allo stato non hanno certo flussi di cassa per garantire ricapitalizzazioni o erogazione di finanza esterna”.

Il documento rimarca che Calcio Catania Spa “ha progressivamente accumulato ingenti debiti tributari, che sono passati da 4,5 milioni nel 2014 a circa 15 milioni nel 2019″. Segue il riferimento a debiti “nei confronti di Riscossione Sicilia Spa per oltre 7.557.681,00 euro dei quali immediatamente procedibili oltre euro 4.000.000 nonché oltre euro 14.583.778,32 di debiti in corso di definitivo accertamento ma che devono chiaramente essere considerati nella valutazione complessiva dell’insolvenza”.

La Procura spiega quindi che “nel caso di specie, appare necessario, nelle more della trattazione del procedimento prefallimentare, che vengano sospesi gli amministratori in carica con nomina di amministratori giudiziari in quanto l’organo gestorio ha dimostrato di operare aggravando il dissesto” ribadendo che “il capitale sociale non risulterebbe essere stato ricostituito nel suo minimo legale cosicché la società opera in violazione di legge”.

L’istanza specifica che “ogni operazione di ricapitalizzazione o di cessione delle azioni e dei diritti di sottoscrizione deve in ogni caso passare dall’autorizzazione del Tribunale cosicché è di tutta evidenza che la presenza di amministratori nominati dal Tribunale renderebbe tali eventuali operazioni societarie più tempestive e rispettose del diritto societario”.

In ragione di ciò viene richiesta la sostituzione degli amministratori in carica con amministratori giudiziari con lo scopo “della constatazione della causa di scioglimento con conseguente ripristino della legalità gestoria” e contestualmente “si avanza ricorso per la dichiarazione di fallimento del Calcio Catania Spa”.

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