Catania, undici metri di rimpianti

Catania, undici metri di rimpianti

a.cig.) I rigori sono una lotteria, d’accordo. Ma forse per il Catania lo sono un po’ troppo. Il terzo errore stagionale su cinque tiri dal dischetto rende la media poco lusinghiera e brucia tanto. Più degli altri.

Il penalty parato da Frattali a Dall’Oglio in pieno recupero non costa solo una vittoria a quel punto sicura, ma rischia di essere uno degli episodi determinanti nella lotta per le primissime posizioni in ottica play off: invece di portarsi a -5 dal Bari e dal terzo posto (con una partita in meno), gli uomini di Raffaele restano a -8.

Inutile, però, crocifiggere il numero 23 rossazzurro, decisivo in positivo grazie alla trasformazione dagli undici metri contro la Virtus Francavilla e stavolta protagonista in negativo: il centrocampista milazzese, giunto tra l’altro a un passo dall’incredibile filotto di 4 gol nelle ultime 4 gare casalinghe, ha probabilmente scontato la scarsa abitudine a presentarsi sul dischetto avvertendo il peso della situazione senza ritorno. Essere un rigorista abituale – e Dall’Oglio per sua stessa ammissione non lo è – significa anche avere dimestichezza con queste contingenze e gestirle di conseguenza.

Resta il rammarico, non indifferente, per un successo sfumato in modo beffardo a conclusione di una partita in cui il Catania, come accaduto spesso in tempi recenti, si è assestato in corsa crescendo sensibilmente alla distanza.

Opaco il primo tempo. Contro un Bari prudente e compatto non è semplice trovare spazi. E il Catania per 45 minuti non ne trova restando a fari spenti sotto gli occhi di Joe Tacopina, giunto ieri in città per proseguire la trattativa con Sigi (foto Galtieri sotto).

Al cospetto del 4-2-3-1 flessibile proposto da Carrera, pronto a rimodularsi in 5-3-2 in fase difensiva con l’abbassamento di Sarzi Puttini e Maita e D’Ursi ad appoggiare Cianci in avanti, il 3-5-2 scelto da Raffaele non ingrana.

Pochi i palloni giocabili per l’inedita coppia offensiva composta da Di Piazza e dal rientrante Russotto, anche perché la regia di Maldonado è timida e gli ospiti non concedono la profondità che servirebbe per attivare i due lì davanti.

Neppure i biancorossi, in realtà, pungono più di tanto, prevalendo nel palleggio ma limitandosi ad alcuni tentativi dalla distanza, il più pericoloso dei quali è il destro da 25 metri scagliato in apertura da D’Ursi e toccato sul fondo da Confente non senza qualche apprensione.

Quando, però, dopo 36 minuti Cianci gira in porta un cross di Sarzi Puttini battendo Confente le cose si complicano (foto Galtieri sotto).

Il Catania, che sino all’intervallo trova la porta di Frattali solo allo scadere con una notevole apertura di Welbeck sulla quale Russotto arriva col passo lungo non riuscendo a calciare con sufficiente potenza, ha bisogno di cambiare qualcosa: Raffaele provvede in apertura di ripresa rimpiazzando un difensore, Sales, con un elemento offensivo, Golfo.

I rossazzurri passano alla difesa a quattro e poi aggiungono un’altra punta, Sarao, al posto di Maldonado, rispolverando quel 4-4-2 con due attaccanti centrali e altrettanti esterni offensivi pronto a tramutarsi in 4-2-4  in fase di possesso già utilizzato altre volte in situazioni di svantaggio.

Le cose vanno subito meglio. Il Catania alza la pressione, beneficia dell’ottimo impatto sul match del nuovo entrato, guadagna campo costringendo il Bari sulla difensiva e pareggia con un’azione ben congeniata: palla intercettata da Dall’Oglio, sfera che viaggia da Welbeck a Sarao e poi a Russotto, cross con i giri giusti e testa dello stesso Sarao, bravo chiudere il fraseggio svettando in area su Sabbione (foto Galtieri sotto).

Raffaele butta nella mischia anche Manneh per Russotto e il gambiano si fa subito notare con una serpentina che porta alla rovesciata, elegante ma centrale, di Sarao.

Il Catania, ben sostenuto dal lavoro dei mediani e ricaricato dal buon contributo dei subentranti, insiste. L’occasionissima da 3 punti arriva in pieno recupero, quando una plateale trattenuta di Perrotta ai danni del solito Sarao sugli sviluppi di un corner vale il rigore, che però Dall’Oglio si fa neutralizzare da Frattali.

Il secondo giallo e conseguente rosso a Bianco per una parola di troppo chiude una sfida dal finale amaro, ma il cui esito non deve nascondere un dato di fatto: rispetto alla partita di andata, persa 4-1, questo è un altro Catania. Che magari ha bisogno di un rigorista.

CATANIA-BARI 1-1
Catania (3-5-2): Confente 6, Sales 6 (1′ st Golfo 6.5), Giosa 5, Silvestri 6, Calapai 6.5, Dall’Oglio 5.5, Maldonado 5 (9′ st Sarao 7), Welbeck 6.5, G. Pinto 6, Russotto 6 (27′ st Manneh 6.5), Di Piazza 5.5 (41′ st Rosaia sv). In panchina Santurro, Claiton, Reginaldo, Vrikkis, Izco, Albertini, Tonucci, Volpe. All. Raffaele 6
Bari (4-2-3-1): Frattali 7, Ciofani 6, Sabbione 5, Minelli 6 (1′ st Celiento 6), Perrotta 5, Bianco 5.5, De Risio 6, D’Ursi 6 (51′ st Lollo sv), Maita 6, Sarzi 6.5, Cianci 6.5 (17′ st Candellone 5.5). In panchina Marfella, Fiory, Dargenio, Rutiglino, A. Pinto, Colaci, Semenzato, Mercurio, Daugenti. All. Carrera 6
Arbitro: Miele di Nola 5.5
Reti: 36′ pt Cianci, 19′ st Sarao.
Note: ammoniti Perrotta, Cianci, Dall’Oglio. Espulso al 48′ st Bianco per doppia ammonizione. Al 47′ st Frattali ha parato un rigore a Dall’Oglio. Angoli: 5-4. Recupero 0′ e 6′.

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